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Ep#11 - I giovani lasciano la Sicilia senza sapere cosa potrebbero trovare qui? - Simone Digrandi

12 ott
Tempo di lettura: 4 min

Quando parliamo di giovani che lasciano la Sicilia, la conversazione parte quasi sempre da grandi numeri. Partenze, spopolamento, fuga di competenze. Simone Digrandi, 42 anni, assessore al Comune di Ragusa con delega a sport, politiche giovanili e digitalizzazione, si chiede "cosa possiamo fare, concretamente, prima che una persona decida di andare via?".    


Simone conosce anche personalmente il tema. Studia prima in Sicilia, poi si trasferisce a Perugia per la specialistica e nel 2010 sceglie di tornare a Ragusa, quando parole come “restanza” non erano ancora entrate nel dibattito pubblico.  


La sua idea centrale è che non esiste un unico soggetto capace di invertire l’esodo. Non basta aspettare “la grande legge” o “la grande politica”. Serve un ecosistema nel quale amministrazioni, associazioni, imprese, scuole, sindacati, famiglie e cittadini facciano ciascuno la propria parte.    


Questo significa anche creare occasioni molto concrete come consulte giovanili, Job Day, Informagiovani, sportelli d’ascolto. Strumenti che non possono fermare da soli le partenze, ma che potrebbero almeno permettere a una parte dei giovani di conoscere le possibilità presenti sul territorio prima di escluderle. Simone stima che anche trattenere potenzialmente un 20–30% travando, in Sicilia, un’opportunità sarebbe già significativo.    


C’è poi un problema meno visibile: l’algoritmo.


Le notizie sull’esodo corrono velocemente sui social perché generano commenti, rabbia e condivisioni. Fanno molto meno rumore le storie di un collettivo che crea un progetto, di un’impresa locale che assume o di ragazzi che rientrano. Per Simone serve quindi una narrazione parallela, non una contro-narrazione che neghi il problema, ma uno spazio in cui raccontare anche ciò che funziona.


A Ragusa porta l’esempio di Oasi Digitale, una rete d’imprese legata al settore tecnologico. Alcuni giovani sono rientrati e lavorano in aziende locali; restando sul territorio consumano, creano relazioni e contribuiscono indirettamente ad altre attività. Una persona che rimane, insomma, può diventare un piccolo pezzo di economia e comunità.   


E partire? Simone non lo considera necessariamente un problema. La sua esperienza a Perugia gli ha permesso di scoprire idee e modi di fare che poi ha riportato in Sicilia. Il punto non è impedire alle persone di uscire, ma evitare che l’unica storia possibile diventi “per riuscire, devi necessariamente andare via.”


La domanda, allora, è "come costruiamo abbastanza possibilità perché almeno chi vorrebbe provarci sappia da dove cominciare?"


Città e percorso di Simone

Ragusa → Perugia → Ragusa

Simone studia per tre anni in Sicilia, si trasferisce poi a Perugia per la specialistica e rientra a Ragusa nel 2010. Oggi è assessore comunale e si occupa di sport, politiche giovanili e digitalizzazione.    


Tre punti su cui riflettere

1. Cosa può fare un Comune. Un Comune non può risolvere da solo un fenomeno enorme come l’esodo dei giovani, ma può aprire una consulta giovanile, organizzare un Job Day, creare uno sportello d’ascolto o rendere più visibili le opportunità già presenti.    

2. A volte si parte senza conoscere le alternative. Simone racconta il caso del settore informatico ragusano. In passato, molti talenti andavano via senza sapere che grandi aziende, dietro casa, stavano cercando proprio le loro competenze.

3. Anche ciò che funziona deve essere raccontato. I dati sull’esodo sono reali, ma se circolano soltanto quelli rischiamo di non vedere associazioni, imprese, rientri e progetti che stanno già costruendo una realtà parallela.    


Risorse e community citate


Capitoli

Lo script non contiene i minutaggi definitivi.


  1. Chi è Simone Di Grandi

  2. Ragusa e i dati in controtendenza

  3. Partire, studiare a Perugia e tornare nel 2010

  4. Dal problema alle soluzioni

  5. “Noi siamo un ecosistema”

  6. Cosa può fare concretamente un Comune

  7. Job Day, Informagiovani e consulte giovanili

  8. Il problema dell’algoritmo

  9. Costruire una narrazione parallela

  10. Partire senza conoscere le opportunità presenti

  11. Oasi Digitale e l’effetto economico di chi resta

  12. Perché partire può essere anche una risorsa

  13. Come partecipare alle consulte giovanili

  14. Punta Braccetto e la Rocca dei Tramonti

  15. “Ara”: svegliati, che dobbiamo fare?


Punta Braccetto, Ragusa. Il posto del cuore in Sicilia di Simone Digrandi
Punta Braccetto, Ragusa. Il posto del cuore in Sicilia di Simone Digrandi

Trascrizione parziale

«La soluzione parte intanto dal prendersi ognuno la propria responsabilità.»    
«Noi siamo un ecosistema.»    
«Spesso si pensa che per invertire la tendenza ci vuole quella grande politica, quella grande legge, quel qualcosa che poi improvvisamente cambi completamente registro.»  
«Molto spesso si va via perché non si è fatto nemmeno il tentativo di rimanere.»    
«Bisogna sempre spingere di più su una comunicazione di una narrazione parallela.»    
«Arà […] è: svegliati, che dobbiamo fare?»    

Arà, c’ammu a fari? 

Se sei giovane, verifica con il tuo Comune se esistono una consulta giovanile, un Informagiovani o uno sportello d’ascolto; se invece lavori in un’amministrazione e vuoi conoscere meglio queste iniziative, Simone indica ANCI Sicilia e il proprio profilo Instagram come punti di contatto. 🎙️ Ascolta l’episodio completo sul sito di Isola che Torna, su Spotify o sulla tua piattaforma podcast preferita.

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