Ep#10. Doveva andare alle Canarie, è tornata in Sicilia - Ursula Scalia - Il richiamo delle cose semplici
Aggiornamento: 6 ott
A volte un ritorno non comincia con una decisione presa mesi prima. Può cominciare davanti al tabellone di un aeroporto mentre il volo che dovrebbe portarti altrove continua a segnare ritardo.
Ursula Scalia è catanese. Lascia la Sicilia intorno ai ventitré anni, subito dopo la laurea. La prima tappa è Ravenna, inizialmente per amore; poi arrivano Bologna, Monaco di Baviera — dove vive quasi cinque anni — e Firenze. Sono anni attraversati soprattutto dalla voglia di crescere, affermarsi professionalmente e capire cosa ci sia oltre i confini dell’isola.
Anche il suo rapporto con la sicilianità cambia durante il viaggio. All’inizio parte infastidita da molti aspetti della Sicilia e tende quasi a tenere nascosta una parte delle proprie origini. Con la distanza, però, comincia a riconoscere in sé caratteristiche che associa proprio alla sua terra: resilienza, accoglienza, capacità di adattarsi e senso di comunità. Fino a formulare una delle frasi centrali dell’episodio: «Ci diamo da fare, siamo abituati a darci da fare e questo inevitabilmente dà una marcia in più.»
Poi arriva Firenze e, con essa, il bisogno di rallentare. Ursula lascia il lavoro e programma un periodo sabbatico alle Canarie. È già in aeroporto quando il volo accumula ore di ritardo. Sul tabellone compare anche una destinazione familiare: Catania.
Comincia a chiedersi cosa stia cercando davvero alle Canarie. Mare, sole, ritmi più lenti, relazioni semplici, autenticità. Elementi che improvvisamente riconosce anche nella terra da cui era partita.
E si chiede «Perché non provo a tornare nella mia terra prima di fare l’ennesimo cambiamento?»
Cambia il biglietto. Torna a Catania. E da quel momento sono passati circa otto anni.
Ma dopo il gesto quasi cinematografico arriva una paura molto concreta, il lavoro. Ursula prova a cercarlo in Sicilia senza successo e trova poi un’altra strada, continua infatti a lavorare nel proprio settore da remoto per un’azienda con sede a Roma.
Il ritorno, quindi, non arriva con tutte le risposte già pronte, alcune condizioni vengono costruite dopo, un pezzo alla volta.
E c’è una sorpresa che Ursula non aveva previsto, quella di trovare molte altre persone tornate come lei. Una comunità che attribuisce un valore nuovo a ciò che aveva lasciato e che vuole contribuire alla propria terra.
Accanto a questo, non nasconde ciò che continua a disturbarla: l’incuria verso ciò che è comune e quella rassegnazione che può spegnere l’entusiasmo di chi ritorna.
Alla fine restano anche immagini molto più semplici, come un sorriso, una relazione autentica, qualcuno che ti dice «portatelo, i soldi me li dai un’altra volta». Piccoli gesti di fiducia che ricordano quanto l’umanità possa ancora essere il carburante più raro dei rapporti.
Forse tornare non significa percorrere al contrario la strada della partenza. Significa arrivare nello stesso luogo con occhi diversi.
Città e percorso di Ursula
Catania → Ravenna → Bologna → Monaco di Baviera → Firenze → Catania
Ursula parte da Catania intorno ai 23 anni. Dopo Ravenna e Bologna, trascorre quasi cinque anni a Monaco; successivamente torna in Italia a Firenze e da lì prende la decisione definitiva di rientrare a Catania, dove attualmente vive da circa otto anni.
Tre cose che si imparano
1. La distanza può cambiare il rapporto con le proprie origini. Ciò che da vicino irritava Ursula, da lontano assume anche un altro significato. La sicilianità diventa resilienza, accoglienza e quella capacità di “darsi da fare” che lei considera una marcia in più.
2. Non bisogna avere già risolto tutto per tornare. Il lavoro è la sua paura più concreta. La prima strada non funziona, ma ne costruisce un’altra attraverso il lavoro da remoto. Il ritorno non elimina i problemi, obbliga anche a inventare soluzioni.
3. Il ritorno può sembrare una scelta individuale finché non incontri altri. Una delle sorprese più grandi per Ursula è scoprire quante persone abbiano compiuto un percorso simile. Una serie di ritorni individuali può così cominciare ad assomigliare a una comunità.
Risorse e community citate
Viene raccontata la pratica dello yoga sulla scogliera di Catania, in una piattaforma affacciata sul mare tra la scogliera e Aci Castello. Ursula si è formata nello yoga e organizza delle classi. Contatta Ursula su instagram.
Capitoli
Chi è Ursula Scalia
Partire da Catania a ventitré anni
Ravenna, Bologna, Monaco e Firenze
Cosa rimane della sicilianità quando vivi fuori
La “marcia in più” dei siciliani
Un volo per le Canarie e un tabellone con scritto Catania
Cambiare biglietto e tornare a casa
La paura più concreta: trovare lavoro
Lavorare da remoto per poter vivere in Sicilia
La sorpresa della comunità dei tornati
Cosa continua a non funzionare
“Paparedda”, una parola legata all’infanzia
Yoga, mare e il luogo del cuore sulla scogliera

Trascrizione parziale
«Ci diamo da fare, siamo abituati a darci da fare e questo inevitabilmente dà una marcia in più.»
«Perché non provo a tornare nella mia terra prima di fare l’ennesimo cambiamento?»
«Ho sentito proprio il bisogno, non di fermarmi, ma di rallentare.»
«Non pensavo di trovare così tanti tornati come me.»
«Qui riesco ancora a trovare degli spiragli di autenticità, di vicinanza tra le persone, di senso di comunità.»
🎙️ Ascolta l’episodio completo sul sito di Isola che Torna, su Spotify o sulla tua piattaforma podcast preferita.
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