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Ep#5 Un boomerang che fa ritorno - Antonino - Storia di chi torna

22 lug
Tempo di lettura: 3 min

C’è un momento preciso, intorno ai diciott'anni, in cui la Sicilia diventa una stanza troppo stretta. Per Nino Barbagallo, quella stanza era a San Gregorio, satura delle note degli Ska-P, dei Mago de Oz e degli Extremoduro. In quel rock spagnolo c’era il battito di un mondo che premeva per entrare. È il paradosso di ogni giovane siciliano: la necessità viscerale di fuggire per sentirsi vivi, ignorando che proprio quell’allontanamento sta tendendo un elastico invisibile.


Nino, oggi, non è solo un ospite del podcast Isola che Torna; è il volto di chi ha capito che il ritorno non è una ritirata, ma l’evoluzione consapevole di un viaggio iniziato con una scintilla di pura curiosità.


La metafora del boomerang: non si torna mai uguali


Franco Battiato amava definire noi siciliani come dei "boomerang". Oggetti lanciati nello spazio che attraversano luoghi, assorbono lingue e persone, per poi ritornare al punto di partenza.


Quando Nino lasciò San Gregorio a 18-19 anni per studiare Scienze Politiche in Spagna, era "legno grezzo", ruvido. Il suo è stato un furriare — quel girare largo tipico siciliano — che lo ha portato a stratificare esperienze inimmaginabili, tra Spagna, Francia, Portogallo, Londra, Brasile, Argentina, Giappone, Cina.


Ogni lingua imparata è diventata un pigmento acceso; ogni fatica, una venatura profonda. Il "legno" si è raffinato. Anche i momenti più difficili hanno lasciato qualche crepa.


Qualche anno fa, infatti, un'infezione improvvisa e un ricovero in ospedale lontano da casa sono stati il punto di rottura del boomerang: in quel letto, nel silenzio della malattia, Nino ha sentito per la prima volta il peso della mancanza dei propri cari. È lì che il legno ha vibrato, richiamando la traiettoria verso casa.


Dal guadagno al significato: il vero viaggio di Nino


Il cuore della trasformazione di Nino pulsa in Chengdu. Lì ha costruito una realtà solida, la "Turandot", un’azienda di export vinicolo nata dall'amore per Puccini. Ha creato una community vibrante, la "Spice Up Sessions", con oltre 1.000 membri e decine di eventi.


Eppure, proprio quando i riflettori dell'autorealizzazione erano al massimo della brillantezza, la domanda è cambiata. Non era più "cosa imparare?" o "quale paese visitare?", ma qualcosa di più radicale:


"Mi guidava sempre meno il guadagno e sempre più il desiderio di fare qualcosa di significativo."


Spenti i riflettori, Nino si è ritrovato davanti allo specchio a chiedersi per chi valesse la pena spendere la propria vita. La risposta era un intreccio di famiglia, fede e il desiderio di restituire senso all'impegno civile nella propria terra.


La riscoperta della socialità


Per Nino, tornare a Catania significa riappropriarsi di una socialità senza barriere. È la bellezza delle voci che si inseguono tra i balconi, dei dialoghi spontanei al bar o tra gli spalti dello stadio. Un senso dell'umorismo genuino che sa sdrammatizzare anche il dramma, un modo di stare al mondo che "lo capisci davvero solo quando lo perdi di vista per un po'".


Una Sicilia che acquisisce, non che regala


La Sicilia del futuro che Nino immagina non è un museo della nostalgia, ma un polo d'attrazione internazionale. La sua visione da "rockettaro" sogna un'isola capace di ospitare grandi concerti e festival, un territorio che smette di "regalare" i suoi talenti al mondo e inizia ad acquisirne di nuovi dall'esterno.


Questo cambiamento non è un miracolo, è una rinascita che passa per la consapevolezza che ogni singola persona che sceglie di tornare compie un atto trasformativo.


Conclusione: una scintilla di curiosità


La storia di Nino Barbagallo ci ricorda che la rinascita di questa terra avviene per "accumulo". È la somma di piccoli passi, di mattoncini quotidiani posati da chi ha deciso di smettere di essere spettatore della propria rassegnazione. Il suo viaggio, partito da una stanza piena di musica e sogni a 18 anni, si è concluso con una scelta di appartenenza che profuma di futuro.


Tornare in Sicilia non è una ritirata: è l'atto di chi ha visto il mondo e ha deciso che è proprio qui, accanto a "Mamma Etna", tra la lava e il mare, che vale la pena lasciare il segno.


Se vuoi entrare in contatto con Nino, lo trovi su instagram.


🎙️ Ascolta l'episodio "Un boomerang che fa ritorno. La storia di Antonino Barbagallo" sul sito di Isola che Torna, su Spotify o sulla tua piattaforma podcast preferita.


E in te, cosa risuona di questo viaggio?


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