Ep#6 Come sentirsi a casa in un luogo imperfetto? Da Baltimora a Catania - Giovanni Bruno - Storia di chi Arriva
Giovanni Bruno si descrive con un’immagine insolita quella di un tirannosauro vestito da astronauta. Dentro ci sono le sue passioni per i dinosauri, la fantascienza e i viaggi zaino in spalla. La curiosità di esplorare mondi diversi, senza caricarsi di troppe certezze, è il tratto che attraversa tutta la sua storia.
Cresciuto in provincia di Bergamo, Giovanni costruisce gran parte della sua vita adulta fuori dall’Italia. A Marsiglia, durante l’Erasmus, comprende quanto le connessioni umane siano importanti per creare una storia personale in un luogo. Più tardi si trasferisce a Baltimora, negli Stati Uniti, dove vive per quasi due anni.
Dal punto di vista professionale, l’esperienza americana è positiva. Sul piano umano, però, Giovanni percepisce un sistema in cui le persone sono assorbite da preoccupazioni continue: il costo della sanità, dell’istruzione e dell’università, la sicurezza personale. Tutto sembra funzionare, ma manca quello che potremmo chiamare ossigeno sociale.
Quando decide di rientrare in Europa, riceve due offerte: una in Francia e una a Catania. Sceglie la Sicilia per il lavoro, ma anche per il richiamo del Mediterraneo e per quel fascino della Magna Grecia che aveva sempre accompagnato il suo immaginario.
Le prime sere, dal suo appartamento vicino a piazza Stesicoro, osserva Via Etnea trasformarsi in un fiume di persone.
«Mi sembrava finalmente, da un certo punto di vista, di tornare a respirare.»
Catania, però, non è una città idealizzata. Giovanni arriva durante uno sciopero del servizio di raccolta e trova cumuli di rifiuti, difficoltà e una sensazione di abbandono. Dopo essersene lamentato, sceglie di fare qualcosa: si avvicina a Plastic Free e partecipa alle giornate di pulizia della città e delle spiagge.
È un gesto circoscritto, ma contiene una posizione precisa, abitare un luogo significa anche prendersene cura.
La Sicilia, secondo Giovanni, non dovrebbe limitarsi a rincorrere modelli costruiti altrove. Potrebbe evitare alcuni errori già commessi dai territori più ricchi e valorizzare ciò che ancora custodisce: il rapporto umano, la comunità e una relazione meno frenetica con il tempo. Per riuscirci, però, bisogna imparare a leggerla con chiavi proprie, senza pretendere che diventi la copia di un altro posto.
L’immagine finale arriva dall’isola di Vulcano. Una barca si ferma davanti a una grotta in cui non si può entrare. Giovanni sa soltanto che lì si riproducono i cavallucci marini. Non li vede, ma quella consapevolezza gli basta per sentirsi riempito.
Forse anche la Sicilia assomiglia a quella grotta: non mostra immediatamente tutto ciò che custodisce. Bisogna darle tempo e imparare a guardarla senza pretendere che assomigli a qualcos’altro.
Città e percorso dell’ospite
Provincia di Bergamo → Marsiglia → Baltimora → Catania
A Marsiglia Giovanni scopre il valore delle connessioni umane. A Baltimora comprende quale modello sociale non desidera per il proprio futuro. A Catania trova un luogo imperfetto, ma capace di restituirgli respiro, relazioni e vicinanza alla natura.
Tre cose che si imparano
1. Un posto non deve essere perfetto per nutrirci. Il benessere non dipende soltanto dall’efficienza, ma anche dalle relazioni e dalla possibilità di sentirsi parte della vita collettiva.
2. La lamentela può diventare azione. Giovanni non ignora i problemi di Catania, ma sceglie di contribuire attraverso il volontariato.
3. Un territorio va compreso prima di essere trasformato. Le soluzioni importate da altri contesti non sono sempre adatte. Serve osservare, ascoltare e trovare una direzione coerente con il luogo.
Risorse e comunità citate
Plastic Free, per le attività di pulizia e sensibilizzazione ambientale
Osservatorio Astrofisico di Catania, ambiente professionale e umano di Giovanni
Realtà associative e politiche locali
Appartamenti condivisi e sport, come il karate, quali spazi per creare relazioni
Alcune frasi
«Via Etnea era un fiume di persone [...] mi sembrava finalmente di tornare da un certo punto di vista a respirare»
«Non bisogna cercare di, al di là di certe cose ovvie, [...] di interpretare un posto secondo delle chiavi di lettura che vengono da altrove e di trasformarlo in un posto che non è, pensando che l'altro posto sia il posto come si deve.»
«Non è un posto per tutti, ma nessun posto è per tutti.»
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